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lunedì 9 novembre 2009

L'effetto farfalla


L'effetto farfalla è una locuzione presente nella teoria del caos, si ipotizza cioè che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Ok, dunque perché mi riguarda? Sì, mi riguarda perché ce l'ho con delle persone. E queste persone devono stare molto attente a non passarmi vicino o meglio: devo stare io molto attenta a non farmi attirare dalla tentazione di chiamarle o scrivere sms nei quali sfogherei la mia frustrazione.
L'orgine del mio effetto farfalla risale a prima dal 9 agosto. Molto prima.
Alcuni amici ci invitano a prendere in considerazione la crociera come vacanza estiva. Lo facciamo. Prenotiamo. Per una serie di concause non partiamo. E oggi, scopro di non poter avere nulla di risarcito. Vale a dire: perso i soldi, persa la vacanza e amen. Avrò il sacrosanto diritto di essere superincazzata? Sì. Ma la mia sfiga potrebbe non finire qui se adesso mi lasciassi tentare a mandare un sms a chi per esempio si sta comportanto di merda con me magari dicendogli qualcosa di veramente piccante. Certo. Così che l'altro effetto farfalla sarebbe innescato. Quel qualcuno, che conta moltissimo nella realizzazione dei miei futuri progetti editoriali, giustamente (perché giustamente poi?) appofitterebbe per mandarmi a cagare e avrai buttato nel cessoo quest'ennesima speranza. Dunque mi tengo alla larga dal telefoninio, che invece ho sempre accanto a me sperando in una cazzo di telefonata o quanto meno sms di giustificazione.
E se questo post innescasse in ogni caso un effetto farfalla?
Sai cosa dico io? Fanculo alla farfalla. Almeno a lei lo posso dire!

giovedì 30 luglio 2009

Un luglio caldo


Ho passato un mese strano. Tra notti insonni a sbattere il bastone dello spazzolone sul soffito per 'far capire' in maniera 'civile' (vale a dire senza ucciderli) ai chi mi abita sopra che alle due di notte non è il caso di spostare i mobili. Un mese passato ad insegnare a mio figlio di 14 mesi a camminare; quello mi è riuscito bene. Un mese nel quale mi è arrivata un'email tipo copia incolla nel quale si demoliscono mesi e mesi di lavoro. Un mese finito bene, con lo strano il mio destino ennesimo che si rivela una bella persona (oltre che un bravo scrittore) una persona vera, che con alcune parole, che mi servivano, quanto mi servivano, mi ha fatto tornare la speranza.
Nel mezzo di queste due strane vicende c'è un amica, Mariella, alla quale non posso che dire grazie per quello che sta facendo per me.

mercoledì 15 aprile 2009

Tom Robinson come Luca

Tom Robinson è un cantante popolare negli anni ottanta. Gay dichiarato famoso per l'appunto per un pezzo dal titolo glad to be gay che mi ha dato modo di imparare queste tre semplici frasette in inglese cosa che la mia prof se lo sognava... ghghghgh. Vabbè a parte che LO AMO, amo la sua voce, amo STILL LOVING YOU insomma una icona della mia adolscenza. Per poi deludermi (delusione fatale) quando scoprii qualche tempo dopo che il bel Tom si era "convertito" alla donna. E ha fatto pure due figliuoli... all'epoca fu per me fonte di una piccola-grande delusione, oggi no, oggi con il senno di poi dico che sono felice. Sì, contenta per tutti i Tom, i Povia e i Luca vari. Sì perchè essere gay o etero non deve essere una condanna per la vita. Non è come il diamante che è per sempre. E mi dispiace che tantissimi gay la vedano diversamente anche se però sono quasi tutti giovani quelli che vedo più accanirsi contro il termine tremendo "bisessualità". A mio parere essere bsx non c'entra niente. Vero che un autentico bsx è una persona fortunata perchè ha davvero mente e cuore aperti a 360 gradi, una favola ma, come noto, io credo nella forza dell'amore e nella debolezza delle etichette, dunque gay o etero, il mio motto è sempre: quando c'è di mezzo l'amore, il sesso (inteso uomo o donna) è solo un dettaglio...

giovedì 19 marzo 2009

Brutte... no peggio: cessi


Oggi mi sento patetica, piccola, minuscola, nel cosmo, e patetica. Poi mi faccio l'esamino di coscenza e mi dico "potrebbe andare molto peggio" infatti non va peggio va bene eppure mi sento patetica. Soffro (si fa per dire) a causa di persone che non mi voglio bene affatto, pur sapendo il motivo per il quale non mi sono fatta voler bene. Perché non sono come loro, non sono brutta. E sì, senza falsa modestia io bruttina non sono, non sono bella ma di certo non sono brutta. Loro invece sì, decisamente sì. Soffrono talmente tanto la loro realtà di cozze che l'unico modo che hanno per sentirsi accettate è la realtà virtuale. Ed è per questo che mi sento patetica, perché invece di farmi una grassa risata alla faccia di Provolino e Bigonzo ad esempio, i soprannomi che mio marito vedendole insieme aveva scelto per loro, sono giù. Oggi proverò a riderci sopra...

domenica 8 febbraio 2009

Sono una sentimentalista del ca...



Sì, è così. Sono una sentimentale, una che si emoziona per niente. Ieri, durante la puntata di Cold case, tra l'altro una replica, quando è partita Halleluya ho pianto come una scema. Sono una sentimentale, che convive malamente con le bugie e le falsità... parliamo di S? Che ti incontra al bar e ti dice che nn ha con se il cellulare (perché poi dirlo?) e, dannato destino, 2 secondi dopo esserci salutate gli arrivano due, dico,due sms ravvicinati. La stessa amica che credevi amica e poi, così senza motivo, smetti di far parte della sua vita. Capita. A me capita in continuazione. E non c'è niente da fare. Poi dovrei fare mezzi salti di gioia, mezzi, perché un mio romanzo, editing e qualche cosetta da rivedere un po' (un genere di revisioni che invece di farmi preoccupare mi hanno esaltato, sono già piena di idee) è possibilissimo da pubblicare. Sono tanto così vicina al vedere un mio sogno avverarsi tra l'altro con una C.E. che adoro... lo so, stammattina dovrei cantare a squarciagola sono un ragazzo fortunato di Jovanotti, invece mi guardo intorno e mentre la mia anima si spezza in due canticchio: piove, senti come piove, madonna come piove, senti come viene giù.

domenica 18 gennaio 2009

Giudizi universali

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate

Così ci dice Samuele Bersani. Giudizi universali, giudicare... concetto assai relativo. Chi giudica chi? Come giudicare un amico, uno sconosciuto, come giudicare senza pregiudizio, senza il tornaconto. Senza nuocere. Con sincerità. Ma la sincerità è sempre una cosa buona? E, soprattutto, la sincerità è sempre sincera? Ma torniamo al testo di Bersani "ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate
" un bel giretto di parole vuote, sì, ma a cui si vuole dare un concetto preciso, anche se sono vuote, anche se potrebbero andare bene per altri 100, 1000, libri. Come non farsi uccidere da tutta questa pochezza? Dalle ingiustizie giornaliere che subiamo? Niente, subiamo. Consumiamo questo dolore in attesa di qualcosa di diverso. Accettiamo il dolore, subiamo l'ingiustizia, sublimiamo il momento nella quale avremmo la nostra giustizia, la nostra rivincita. Credo tantissimo nel concetto di "prima o poi succederà", e sono convinta che chi semina vento raccolga solo tempeste. E, allo stesso tempo, chi semina bene prima o poi raccoglie. Raccoglie bene.

lunedì 5 gennaio 2009

I soldi non fanno la felicità


Sì, vero però... però ti puoi comprare:
un bel divano comodo,
una bella macchina,
la moto,
l'abbonamento alla palestra più esclusiva della città,
quel vestito di Prada che tutti ti invidieranno,
la borsa di Gucci al modico prezzo di 1200 euro,
viaggietti vari,
ok tutte stronzate, ovviamente! Basta che c'è la salute. Poi se hai una propensione per la scrittura e ti sei messo in capoccia di pubblicare un libro, ecco qui il perfetto pollo o polla, da spennare ovviamente, e gli editori si leccano i baffi. Tanto guadagno, minimo sforzo.
Aver pubblicato a pagamento da la felicità? Beh non è paragonabile al divano comodo e a tutto il resto, e, soprattutto, non è paragonabile a
meritarselo.
Ma di che parliamo? Chi ha i soldi va a puttane, o meglio: sono le puttane che vanno da lui. Però mi viene da ribadire un concetto: il sesso, come l'amore, non è più dolce, sensato, gustoso, quando è totalmente gratuito? Non considerando che chi sa davvero scrivere, meriterebbe di essere pagato.
Senza per questo essere una puttana.

mercoledì 17 dicembre 2008

Nuova sezione: le persone che non avrei voluto incontrare


Oggi inauguro la prima sezione di discussione. Un po' per divertimento, un po' per noia, un po' perché è meglio ricordare che dimenticare gli sbagli del passato anche se spesso più che sbagli sono state delle vere "catastrofi naturali" piombate sul groppone. Ecco piano piano dipanare l'elenco di quelle persone che mai e poi mai, tornassi indietro, avrei concesso di incasinare la mia vita, farmi soffrire, ecc ecc.

La K. dalla Toscana, vergogna senza fine

Lei è una creautra all'apparenza affabile. Tanti sorrisi, tanta cortesia e tanta tanta falsità. Vive nella certezza che apparire è molto più importante di essere e per lei è lecito mentire praticamente su tutto. Il suo motto interiore è: meglio essere un falso qualcuno che un'autentico nessuno. Vorrebbe essere Carrie Bradshaw di Sex and the city, infatti la imita. Fascion Victim dalla testa ai piedi, completamente nel tunnel del divertimento. Proprio per questo si incaponisce di essere amica dei gay, perché fa tendenza e non certo perché gli interessa. Se Carrie Bradshaw avesse avuto amici i preti benedetti si sarebbe fatto un amico prete e invece di frequentare le discoteche gay sarebbe andata a messa. Convinta di essere bellissima anche se madre natura non è stata tanto generosa con lei, sempre assediata da maniaci che la importunano perché pazzi d'amore per lei, un bel giorno piomba nella mia vita nelle vesti di un calciatore diciottenne omosessuale. E la mai vita piomba nel caos. Quando il nostro rapporto virtuale cessa, i personaggi che c'eravamo create muoiono di morte naturale, diventiamo amiche, anzi: io per lei sono la migliore amica in assoluto! Per poi sparire, tra l'altro con dei miei libri, non rispondere ai miei messaggi, ecc ecc. Fama, ricchezza, apparenza, tutto per nascondere un vuoto interiore immenso. Una pochezza di vita contrassegnata dal nulla. Mancanza d'amore, di una famiglia, di amici sinceri. Una vita completamente di facciata. Che bello sarebbe stato aver fatto a meno di te, K. Ma sei sparita, e questa è l'unica parte buona della storia.

lunedì 17 novembre 2008

Vicini assassini


Se questo fosse un racconto si intitolerebbe: "Nel mio palazzo"
Nel mio palazzo abita gente di cultura bassa, anzi: bassissima. Gente che lascia la busta con i pannolini e gli avanzi di cibo maleodoranti fuori la porta per ore. Poi non parliamo del casino, magari quando voglio riposarmi, di pomeriggio. Oppure voglio fare l'amore, perché per me la libido sale solo di pomeriggio. No, impossibile, perché c'è mia suocera che: o parla al telefono, anzi urla al telefono, oppure urla al nipotino di fare il bravo. Non fa silenzio neppure quando è sola e non è al telefono. Assurdo. Eppure ancora non ho avuto istinti omicidi. Anche quando sento il casino sulle scale e penso che tra poco si sveglia mio figlio piccolo. No, l'ignoranza di queste persone supera di gran lunga ogni qualsiasi immaginazione, mi posso abbassare al loro livello? No, resterebbe come unica soluzione andarsene. Ma non posso, almeno non per ora. E allora? Con questo non voglio assolutamente giustificare Olindo Romano e Rosa Bazzi, quegli esseri orrendi, che mi fanno paura solo a vederli di sfuggita ritratti in qualche foto sul giornale o in tv. Che sono stati capaci di sgozzare un bimbo piccolissimo come mia zia faceva con i polli quando ero piccola. Povere bestie. Però, erano polli, era il loro destino. Quegli assassini pagheranno per le loro colpe, non abbastanza ma, se non altro, saranno in prigione. E chi pagherà invece per aver inventato gli ambienti in comune? I palazzi? Come si fa a non capire che questo tipo di urbanistica ci porterà, chi più chi meno ad essere dei futuri vicini di Erba? Immagino che la mia idea di abitazione sia quanto meno utopistica. Ma a sentire il numero crescente di cause in corso per controversie tra vicini direi, non troppo peregrina.

martedì 11 novembre 2008

Nera


Oggi mi sento così: nera, non è che non capiti mai, ma se capita troppo spesso mi preoccupo! E non c'è nemmeno la scusa della sindrome, ho solo voglia di uccidere quelle 2 o 3 persone, le solite. Ho solo voglia di gridare in faccia a certa gente quanto è stronza e quanto meriterebbe di essere in un bara anziché mostrare la propria brutta faccia in giro, che spreco di energie il mio! E mi vengo pure a sfogare qui. Chissà che non mi passi, e ci mancava pure la dieta. Si è capito che mi girano? Penso proprio di si.

mercoledì 1 ottobre 2008

Mi manca Waiting for Toothy




Mi mancano le attese, sì, proprio a me che odia aspettare. Mi manca la speranza di vederli insieme, sempre loro, proprio loro Jake e Austin, ne ho parlato qualche settimana fa. Ogni tanto nel blog delle mie colleghe statunitensi, rivedo le ormai vecchie foto di loro insieme, e torno a domandarmi: sono solo amici? Sono mai stati solo amici? Che ne so? Ormai lui sta con Reese bisogna farsene una ragione, ma io non ci riesco e dentro il cuore spero sempre che li paparazzino insieme almeno un'altra volta. Era così bello vederli insieme, come quel magnifico settembre di due anni fa, ormai. Due anni? Cazzo, che anno il 2006! Brokeback mautain, ho iniziato L'uomo nell'ombra, ho conosciuto Carmelo e Boy toy. Ma non usciamo dall'argomento. Quello che mi manca tanto sul serio e Waiting for Toothy, il blog ispirato a Toothy, il nomignolo che il gossipologo Ted Casablanca aveva forgiato per Jake. L'omosessuale Jake, l'innamorato di Austin Jake. Il padre di un bambino con utero in affitto, Jake. No, purtroppo, non si può nemmeno più aspettare, il blog è stato chiuso.

martedì 30 settembre 2008

Quell'intesa che non ha sesso



Questa foto. Cosa guardano esattamente? Saranno gay? No, forse sono etero, ma che importa dopo tutto. Sono ancora in tanti a sottovalutare quell'intesa innata, fatta di battute, doppi sensi, affetto. Non l'affetto del bacetto che tanto va di moda oggi. Sto parlando di qualcosa di diverso. Lo sguardo, e il sorriso, questo dice tanto, cosa dice? A nessuno è dato saperlo, e tanto vale sognare... e sperare...

Lo squalo toro, ovvero metafora di quanto è fatica....




fatica, dicevamo arrivare per i giovani autori. Che centrano gli squali tori (o toro?) ? Beh nulla, ma in un certo senso sì, qualcosa centrano. Ieri alla tv ho appreso questa notizia: pare che la nascita di uno squalo toro sia qualcosa di assolutamente sanguinario. Ci sarebbe una lotta interna senza esclusioni di colpi. Infatti sarebbero decine i piccoli squaletti nella sacca embrionale di mamma squala, tanti tanti ma solo uno, quello che vince tutte le lotte (ebbene si, non solo Caino) senza quartiere, nelle quali tantissimi futori squali toro perdono l'occasione di vivere, insomma uno solo, il più tignoso di tutti ovviamente, diventa uno squalo capace di solcare i mari e uccidere tanti pesci indifesi. Un po' come succede nell'editoria. Gli squaletti nell'embrione sono i tanti autori, emergenti e non, che si ammazzano per arrivare a far pubblicare il loro gioiello. Alcuni pagano, per ritrovarsi spesso insoddisfatti, mentre altre volte raggiungono la popolarità, uno su tutti Moccia, lo squalo più temuto. Altri invece tentano altre strade, che però trovano chiuse per lavori in corso, da una sorta di setta, o casta che va più di moda. Sì, la casta dei famosi, di quelli che non hanno dovuto lottare ma che si ritrovano il loro libro in tutte le librerie. I figli di imprenditori, i presunti vip, quella che conosce quello o perché suo padre conosce quell'altro. Tutto un giro di favori, controfavori, interessi ecc. Oddio, io non sono un giglio. Magari lo trovassi qualcuno che mi raccomanda! A me basterebbe solo che raccomandasse di leggere il mio manoscritto, tanto so già bene come andrebbe a finire. Invece sono qui che lotto lotto, e di fronte a tanti squali mi sento così plancton....

lunedì 29 settembre 2008

Non ci credo





Sarà che sono ufficialmente in premestruale, sarà che ho scoperto per l'ennesima volta quanto è facile dimenticarmi, sarà perché questo blog non lo caga nessuno, nessuno tranne qualche mio illustre -nemico- immagino, chissà, o forse sono fortunata, anche i nemici hanno imparato a dimenticarmi. Sarà per tutti questi motivi che Non ci credo. Non ci credo che quel telefono squillerà, che arriverà la fatidica telefonata si mi piace, si può fare. Lo so, sono scazzata. Ma scazzata costruttiva. Ho dato la possibilità a L'uomo nell'ombra per due anni, ora avanti a All'ombra della cupola è lo stesso, cambia solo la geografia, i nomi e il dialetto. Ma che ne parlo a fare? Interessa un cazzo a nessuno? Ecco, appunto! Per questo Non ci credo.